martedì 31 maggio 2011

C'era una volta



C'era una volta in Italia un presidente del consiglio considerato un simbolo di efficenza, ricchezza e successo personale. Aveva soldi, idee e collaboratori in quantità che lo supportavano avallando e mettendo in pratica la sua visione della realtà.
Era percepito in maniera tale da rappresentare agli occhi di molti concittadini un esempio da seguire e in cui credere, poiché:  "Se c'e' riuscito lui possiamo farcela anche noi" o anche "Se mette in pratica quello che sa fare meglio nel governo della nazione, tutti noi ne otterremo gli stessi benefici".

E avvenne, a poco a poco, che chi fosse in cima ad un qualunque vertice sociale o organizzativo venne ammirato e riconosciuto a priori come una autorevole e legittima guida, poiché ciò avveniva per chi governava.
Ovvero: chi deteneva potere e denari, quand'anche relativamente pochi, non venne messo in discussione ne criticato apertamente negli oggettivi errori: in quanto ricopriva il ruolo di capofila riconosciuto come legittimo, e poi, si pensava, "non facevano così tutti quanti?".
Anche quando questi piccoli cloni assunsero collaboratori discutibili o irragionevoli o fuori luogo o imbarazzanti o vergognosi, (proprio come faceva il loro modello vincente) molti non ebbero apertamente da eccepire.

Però, al contrario di molte previsioni di molti italiani capaci, le attese furono disattese e le promesse infrante proprio dal primo capofila, proprio dal presidente del consiglio in persona. E la percezione di ciò che era vincente mutò, e fu vista come ciò che era inconcludente. Perfino dannosa.
Ciononostante nel frattempo molti altri ancora cominciarono a comportarsi, più o meno inconsciamente, come dettava l'uso comune tanto nella vita lavorativa che finanche nella vita privata.

Quando il "modello" smise di far presa e fu messo alla porta della stanza dei bottoni,
tutti quelli che lo ebbero imitato nella propria vita, compresi tutti quelli che lo accettarono nel loro piccolo (a volte un piccolo potente), ebbero dapprima paura, e poi smisero di comportarsi come l'esempio perdente.

E accadde. Accadde un altro racconto.

lunedì 30 maggio 2011

lunedì 23 maggio 2011

mercoledì 11 maggio 2011

Quel che serve

 
Chi ha 1 chiede 2. Chi ha 2 chiede 4. E così via, quasi automaticamente.
La domanda normale dovrebbe essere: Quanto mi serve?